Tratto da una storia vera, di assistenza domiciliare.
Da qualche settimana, Lorenzo, 52 anni, impiegato in una piccola azienda e padre di due figli, avverte che il proprio corpo manda segnali “strani”: una sete che non finiva mai, il bisogno continuo di andare in bagno, e una stanchezza che non lo abbandonava neanche dopo una notte intera di sonno, continua perdita di peso.

All’inizio non ci fece caso. “Sarà il caldo”, pensava. Poi, un giorno, la moglie lo trovò in cucina, seduto con la testa tra le mani, sfinito. “Amore, credo che mi stia venendo una strana influenza…”, disse con un sorriso forzato. Ma non era un’influenza. Poche settimane dopo, si convinse ad andare dal medico e arrivò la diagnosi: diabete mellito.
Il medico gli spiegò che quella parola, “diabète”, viene dal greco “passare attraverso”.
I medici dell’epoca, per riconoscerlo, arrivavano persino ad assaggiare le urine dei pazienti: se avevano un sapore dolciastro, era segno che lo zucchero, il glucosio: fonte primaria di energia per l’uomo – non veniva più trattenuto dal corpo.
Lorenzo ascoltava incredulo.
“Oggi, per fortuna, non serve più l’assaggio”, sorrise il medico. “Ci basta una goccia di sangue.”
Il medico gli mostrò un’illustrazione del pancreas: piccolo ma fondamentale, produce l’insulina, l’ormone che aiuta il glucosio a entrare nelle cellule, dove si trasforma in energia.
“Quando l’insulina non arriva 1, o non basta 2,” spiegò, “lo zucchero resta nel sangue. È come se avessimo tante chiavi, ma nessuna che apra davvero la porta giusta.”
- Diabere Mellito tipo 1;
- Diabete Mellito tipo 2.
Lorenzo annui, ma dentro di sé sentiva avanzare la paura.
E se non ci riuscissi? Se la malattia peggiorasse?
Visti i timori, Lorenzo si affidò al suo infermiere di famiglia che gli spiegò i prossimi passi:
Allora, Lorenzo, questo è il tuo nuovo alleato.
Si chiama glucometro e serve per misurare la ‘glicemia’, cioè la quantità di zucchero nel sangue. Ti sembrerà complicato le prime volte, ma vedrai che diventerà una routine semplice, proprio come lavarsi i denti.

I primi giorni con il glucometro furono un disastro. Lorenzo si pungeva il dito, il sangue non usciva, o usciva troppo. Poi dimenticava di segnare i valori o si dimenticava un passaggio nella procedura. Una volta il numero 280 gli fece tremare le mani.
“È tanto?” chiese all’infermiere.
L’infermiere gli mise una mano sulla spalla.
Lorenzo, il glucometro non è un giudice, è un alleato. Ogni numero che leggi è un’informazione utile, non un voto sulla tua salute. Ti aiuta a conoscere meglio il tuo corpo, giorno dopo giorno. Più lo conosci, più puoi vivere bene con il diabete.
Inizialmente non seguì le indicazioni con la giusta attenzione: continuò a mangiare dolci e/o carboidrati in abbondanza, bere la sua solita bevanda zuccherata e spesso dimenticandosi di assumere la corretta terapia. Durante un controllo, l’infermiere gli mostrò alcune immagini di complicanze legate alla sregolatezza delle sue azioni: occhi danneggiati, piedi ulcerati, perdita della sensibilità al dolore e cuori stanchi.
Imparò anche la differenza tra ‘iperglicemia’ e ‘ipoglicemia’.
Entrambe pericolose, entrambe da evitare con attenzione e rispetto per se stessi.
E così iniziò davvero la sua seconda vita: più lenta, più consapevole, più sincera.
Ogni mattina, prima del caffè, apriva il suo diario e annotava un numero. Non era solo una cifra: era una promessa.
Una promessa di ‘vita lunga, vista chiara, cuore forte e passi al fianco della propria famiglia’.
Oggi Lorenzo non parla più del diabete come di una malattia.
Dice che è una voce che gli ricorda di non dimenticarsi di sé.
Ogni goccia di sangue sul glucometro è un piccolo messaggio del corpo, un battito che chiede ascolto.
“Non sono guarito,” racconta, “ma ho imparato a vivere in equilibrio. E questo, credimi, vale più di qualsiasi medicina.”

Step per la corretta autovalutazione
Ai fini narrativi, qui vi riporto i corretti step da seguire per una corretta autovalutazione della glicemia mediante l’utilizzo del glucometro. A fine articolo è inoltre possibile scaricare gli step in formato pdf, così da poter visionare la metodica in modo chiaro in qualsiasi momento.
- Lavare e asciugare bene le mani:
Prima di tutto, lavati bene le mani con acqua e sapone. Questo non è solo per igiene, ma perché eventuali residui di zucchero o cibo sulle dita potrebbero alterare il risultato. Asciugale bene, perché l’acqua può diluire la goccia di sangue e dare un valore sbagliato. - Preparare il pungidito:
Ora prendi il pungidito. Inserisci dentro la lancetta — è l’ago monouso che serve a fare una piccola puntura. Ogni volta va cambiata, così eviti infezioni e garantisci che la puntura sia precisa e indolore. - Accendere il glucometro e inserire la striscia:
Accendi il glucometro e metti la striscia reattiva nello spazio indicato. La striscia serve per raccogliere la goccia di sangue: contiene sostanze che reagiscono al glucosio e permettono al dispositivo di leggere il valore. - Pungere il dito e raccogliere la goccia:
Scegli un dito, meglio il lato, non il centro. Premi il pungidito e lascia uscire una piccola goccia. Scarta sempre la prima goccia — è quella che può contenere residui di liquidi tissutali — e usa la seconda, più “pulita”, per la misurazione. Ora avvicina la striscia reattiva al sangue: vedrai che lo assorbe da sola, come una piccola spugna. - Attendere e leggere il risultato:
Adesso aspetta qualche secondo: il glucometro farà il calcolo e ti mostrerà il valore della tua glicemia. Può variare in base all’orario, al pasto, all’attività fisica o allo stress. Per questo è importante registrarlo sempre. - Annotare i valori nel diario:
Scrivi il valore nel tuo diario glicemico, insieme all’ora e, se vuoi, a una breve nota su come ti senti o cosa hai mangiato. Queste informazioni aiutano il medico e noi infermieri a capire come si comporta la tua glicemia durante la giornata, e a regolare la terapia o la dieta se serve. - Smaltimento corretto:
Infine, butta via la lancetta e la striscia usate negli appositi contenitori per rifiuti sanitari. Mai riutilizzarle, anche se sembrano pulite: è una regola di sicurezza per te e per chi ti sta accanto.
Bibliografia
- Colberg, S., Sigal, R., Yardley, J., Riddell, M., Dunstan, D., Dempsey, P., Horton, E., Castorino, K., & Tate, D. (2016). Physical Activity/Exercise and Diabetes: A Position Statement of the American Diabetes Association. Diabetes Care, 39, 2065 – 2079. https://doi.org/10.2337/dc16-1728
- EpiCentro. (n.d.). Diabete – EpiCentro – Istituto Superiore di Sanità. EpiCentro. https://www.epicentro.iss.it/diabete/
- Park, S., Yao, J., Chua, X., Chandran, S., Gardner, D., Khoo, C., Müller-Riemenschneider, F., Whitton, C., & Van Dam, R. (2022). Diet and Physical Activity as Determinants of Continuously Measured Glucose Levels in Persons at High Risk of Type 2 Diabetes. Nutrients, 14.
Tratto da una storia vera, di assistenza domiciliare.
Da qualche settimana, Lorenzo, 52 anni, impiegato in una piccola azienda e padre di due figli, avverte che il proprio corpo manda segnali “strani”: una sete che non finiva mai, il bisogno continuo di andare in bagno, e una stanchezza che non lo abbandonava neanche dopo una notte intera di sonno, continua perdita di peso. All’inizio non ci fece caso. “Sarà il caldo”, pensava. Poi, un giorno, la moglie lo trovò in cucina, seduto con la testa tra le mani, sfinito. “Amore, credo che mi stia venendo una strana influenza…”, disse con un sorriso forzato.
Ma non era un’influenza. Poche settimane dopo, si convinse ad andare dal medico e arrivò la diagnosi: diabete mellito.
Il medico gli spiegò che quella parola, “diabète”, viene dal greco “passare attraverso”.
I medici dell’epoca, per riconoscerlo, arrivavano persino ad assaggiare le urine dei pazienti: se avevano un sapore dolciastro, era segno che lo zucchero, il glucosio: fonte primaria di energia per l’uomo – non veniva più trattenuto dal corpo.
Lorenzo ascoltava incredulo.
“Oggi, per fortuna, non serve più l’assaggio”, sorrise il medico. “Ci basta una goccia di sangue.”
Il medico gli mostrò un’illustrazione del pancreas: piccolo ma fondamentale, produce l’insulina, l’ormone che aiuta il glucosio a entrare nelle cellule, dove si trasforma in energia.
“Quando l’insulina non arriva 1, o non basta 2,” spiegò, “lo zucchero resta nel sangue. È come se avessimo tante chiavi, ma nessuna che apra davvero la porta giusta.”
- Diabere Mellito tipo 1;
- Diabete Mellito tipo 2.
Lorenzo annui, ma dentro di sé sentiva avanzare la paura.
E se non ci riuscissi? Se la malattia peggiorasse?
Visti i timori, Lorenzo si affidò al suo infermiere di famiglia che gli spiegò i prossimi passi:
Allora, Lorenzo, questo è il tuo nuovo alleato.
Si chiama glucometro e serve per misurare la ‘glicemia’, cioè la quantità di zucchero nel sangue. Ti sembrerà complicato le prime volte, ma vedrai che diventerà una routine semplice, proprio come lavarsi i denti.
I primi giorni con il glucometro furono un disastro. Lorenzo si pungeva il dito, il sangue non usciva, o usciva troppo. Poi dimenticava di segnare i valori o si dimenticava un passaggio nella procedura. Una volta il numero 280 gli fece tremare le mani.
“È tanto?” chiese all’infermiere.
L’infermiere gli mise una mano sulla spalla.
Lorenzo, il glucometro non è un giudice, è un alleato. Ogni numero che leggi è un’informazione utile, non un voto sulla tua salute. Ti aiuta a conoscere meglio il tuo corpo, giorno dopo giorno. Più lo conosci, più puoi vivere bene con il diabete.
Inizialmente non seguì le indicazioni con la giusta attenzione: continuò a mangiare dolci e/o carboidrati in abbondanza, bere la sua solita bevanda zuccherata e spesso dimenticandosi di assumere la corretta terapia. Durante un controllo, l’infermiere gli mostrò alcune immagini di complicanze legate alla sregolatezza delle sue azioni: occhi danneggiati, piedi ulcerati, perdita della sensibilità al dolore e cuori stanchi.
Imparò anche la differenza tra ‘iperglicemia’ e ‘ipoglicemia’.
Entrambe pericolose, entrambe da evitare con attenzione e rispetto per se stessi.
E così iniziò davvero la sua seconda vita: più lenta, più consapevole, più sincera.
Ogni mattina, prima del caffè, apriva il suo diario e annotava un numero. Non era solo una cifra: era una promessa.
Una promessa di ‘vita lunga, vista chiara, cuore forte e passi al fianco della propria famiglia’.
Oggi Lorenzo non parla più del diabete come di una malattia.
Dice che è una voce che gli ricorda di non dimenticarsi di sé.
Ogni goccia di sangue sul glucometro è un piccolo messaggio del corpo, un battito che chiede ascolto.
“Non sono guarito,” racconta, “ma ho imparato a vivere in equilibrio. E questo, credimi, vale più di qualsiasi medicina.”
Step per la corretta autovalutazione
Ai fini narrativi, qui vi riporto i corretti step da seguire per una corretta autovalutazione della glicemia mediante l’utilizzo del glucometro. A fine articolo è inoltre possibile scaricare gli step in formato pdf, così da poter visionare la metodica in modo chiaro in qualsiasi momento.
- Lavare e asciugare bene le mani:
Prima di tutto, lavati bene le mani con acqua e sapone. Questo non è solo per igiene, ma perché eventuali residui di zucchero o cibo sulle dita potrebbero alterare il risultato. Asciugale bene, perché l’acqua può diluire la goccia di sangue e dare un valore sbagliato. - Preparare il pungidito:
Ora prendi il pungidito. Inserisci dentro la lancetta — è l’ago monouso che serve a fare una piccola puntura. Ogni volta va cambiata, così eviti infezioni e garantisci che la puntura sia precisa e indolore. - Accendere il glucometro e inserire la striscia:
Accendi il glucometro e metti la striscia reattiva nello spazio indicato. La striscia serve per raccogliere la goccia di sangue: contiene sostanze che reagiscono al glucosio e permettono al dispositivo di leggere il valore. - Pungere il dito e raccogliere la goccia:
Scegli un dito, meglio il lato, non il centro. Premi il pungidito e lascia uscire una piccola goccia. Scarta sempre la prima goccia — è quella che può contenere residui di liquidi tissutali — e usa la seconda, più “pulita”, per la misurazione. Ora avvicina la striscia reattiva al sangue: vedrai che lo assorbe da sola, come una piccola spugna. - Attendere e leggere il risultato:
Adesso aspetta qualche secondo: il glucometro farà il calcolo e ti mostrerà il valore della tua glicemia. Può variare in base all’orario, al pasto, all’attività fisica o allo stress. Per questo è importante registrarlo sempre. - Annotare i valori nel diario:
Scrivi il valore nel tuo diario glicemico, insieme all’ora e, se vuoi, a una breve nota su come ti senti o cosa hai mangiato. Queste informazioni aiutano il medico e noi infermieri a capire come si comporta la tua glicemia durante la giornata, e a regolare la terapia o la dieta se serve. - Smaltimento corretto:
Infine, butta via la lancetta e la striscia usate negli appositi contenitori per rifiuti sanitari. Mai riutilizzarle, anche se sembrano pulite: è una regola di sicurezza per te e per chi ti sta accanto.
Bibliografia
- Colberg, S., Sigal, R., Yardley, J., Riddell, M., Dunstan, D., Dempsey, P., Horton, E., Castorino, K., & Tate, D. (2016). Physical Activity/Exercise and Diabetes: A Position Statement of the American Diabetes Association. Diabetes Care, 39, 2065 – 2079. https://doi.org/10.2337/dc16-1728
- EpiCentro. (n.d.). Diabete – EpiCentro – Istituto Superiore di Sanità. EpiCentro. https://www.epicentro.iss.it/diabete/
- Park, S., Yao, J., Chua, X., Chandran, S., Gardner, D., Khoo, C., Müller-Riemenschneider, F., Whitton, C., & Van Dam, R. (2022). Diet and Physical Activity as Determinants of Continuously Measured Glucose Levels in Persons at High Risk of Type 2 Diabetes. Nutrients, 14.